Call of Duty: Black Ops
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Call of Duty: Black Ops

Successore di Modern Warfare 2 – che ci ha raccontato la guerra contemporanea e prossima futura – con la sua nuova incarnazione, Black Ops, Call of Duty ci porta indietro, durante la** Guerra Fredda , nei panni di Alex Mason , agente SOG –  Studies and Observations Group – impiegato in prima linea per sventare i piani dell’intelligence sovietica. Black Ops**

Febbraio 1961, siamo a Cuba, insieme a noi/Mason ci sono gli agenti Woods e Bowman.

Siamo sull’isola per un motivo preciso: sfruttare lo sbarco nella Baia dei Porci per irrompere tra le linee cubane, stanare Castro ed ucciderlo.

Come progettato,l’attacco americano va a buon fine e crea il diversivo necessario per lasciare sguarnito il nascondiglio di Castro. I pochi uomini di guardia non rappresentano un problema per il trio di agenti addestrati al compito, che si fa largo sfoltendo le fila dell’esercito rivoluzionario del “Líder Máximo”, impegnato nel fronteggiare l’avanzata delle forze di sbarco.

Woods e Mason irrompono nella camera da letto di Castro, piazzandogli in mezzo agli occhi la pallottola che porrà fine alla sua vita.

Nella rocambolesca fuga e sfruttando il tafferuglio della battaglia, gli agenti riescono a raggiungere l’aeroporto ed a prendere il loro volo per tornare alla base.

Tutto sembra andare bene, finché davanti al velivolo non si parano alcuni mezzi nemici che impediscono all’aereo di prendere quota: sarà Mason, in un impeto eroico, a salvare la situazione, scendendo durante il rullaggio e distruggendo gli ostacoli alla libertà dei propri compagni.

Solo e malconcio, Mason viene preso dall’esercito e “regalato” ai Russi – nella veste del Generale Dragovich della Spetsnazda Castro in persona: la missione è stata un fiasco, abbiamo ucciso uno dei tanti sosia del Líder.

In quanto spia nemica Alex viene mandato a Vorkuta, un campo di lavoro sovietico, ma grazie ad una rivolta guidata da Reznov, ex soldato dell’Armata Rossa e nemico giurato di Dragovich, Mason riesce ad evadere ed a ricongiungersi con la sua squadra, pronto per portare a termine nuove missioni e a riscuotere la vendetta sui suoi carcerieri.

Nova-6

Benché vi abbia raccontato la storia di Mason come una conseguenza lineare di eventi che dal ‘61 si dipanano con la sua carcerazione, l’evasione e le seguenti missioni per lo Zio Sam sparse tra Russia, Vietnam e Cina, in realtà le vicende che vivremo – interpretando l’agente SOG – saranno frutto di ricordi dello stesso Mason, legato ad una sedia d’interrogatorio e bombardato di domande riguardanti strani intrecci tra alcuni fuoriusciti del Reich nazista, gli uomini della Spetsnaz, un fantomatico gas chiamato “Nova-6” ed i numeri che faranno capolino davanti ai nostri occhi ad ogni piè sospinto.

Questa è, per sommi capi, la trama della missione in single-player di Black Ops, che permetterà a Mason – ed a noi, tramite i suoi occhi – di riviere grandi avvenimenti del decennio ‘60-‘70, partendo dalla già citata Baia dei Porci di Cuba, passando per Vorkuta, il cosmodromo di Baikonur e ancora in Vietnam, fino ad Hong Kong e ritorno.

Ma la trama “reale” di Black Ops è solo una piccola parte del fitto ordito messo in atto dai membri della Spetsnaz nella povera e tartassata mente dell’agente Mason, che si dipanerà completamente solo nelle ultime concitate fasi del gioco.

Game & Play

Oltre alle impagabili riproduzioni digitali di personaggi storici come Castro o Kennedy– si, c’è anche JFK – ed alle fedelissime riproduzioni di armi e ambienti tipici di quegli anni, Black Ops eredita tutto ciò che ha reso grande i precedenti Call Of Duty, un engine di gioco leggero e sempre scalabile, un gameplay frenetico, vario– per mezzi e situazioni – e veloce ma che sa dare respiro per di pensare ed ammirare la maniacale dedizione dei programmatori.

Ovviamente con questo non voglio urlare la miracolo, la serie ha abituato il proprio pubblico a standard di questo tipo, ma certo non si può lesinare sui complimenti alla Treyarch – Activision – per lo sforzo profuso ed il risultato ottenuto.

Si sa, la perfezione non è di questo mondo e anche Black Ops mostra il fianco sia per la brillantezza dell’intelligenza artificiale dei nemici – da sempre tallone d’Achille di qualsiasi VG – o per l’impasse creatosi più di una volta a causa di una non chiarissima descrizione degli obiettivi da conseguire – che nella maggior parte dei casi si trasformavano in una dipartita veloce ed ad una dozzina di caricamenti successivi per capire che al secondo X andava premuto il tasto Y per fare Z.

Salvo questi aspetti, tutt’altro che insignificanti ma trascurabili, Black Ops rimane uno degli ultimi e più validi FPS dell’anno, con una trama, un gameplay ed un engine di serie A, e se questo non vi bastasse, ad allungare la vita al prodotto ci penserà la possibilità di partecipare a frenetiche partite single/multi-player uccidendo zombie a più non posso – impersonando anche il compianto JFK – cosa volete di più?