Pirati!
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Pirati!

Fin dall’antichità le loro navi hanno seminato morte e paura. Sono mito e leggenda e le loro storie hanno riempito pagine e pagine di centinaia di libri e occupato gli schermi cinematografici di tutto il mondo. Sono parte del bagaglio culturale comune ed entrano ogni giorno nel vocabolario quotidiano (ad es. c’è quello_ della strada)_. Di chi stiamo parlando? Dei pirati, i sanguinari predoni dei mari.

Pirateria Antica.. La loro storia, come ci insegna mamma/nonna ecc ecc wikipedia, ha inizio nel lontano passato. Già nel mondo greco e poi in quello romano le acque del mediterraneo erano infestate da pirati e predoni. Nel 75 a.C. ad es rapirono addirittura Giulio Cesare in viaggio verso Rodi per chiederne il riscatto. Terribili saccheggiatori di città e villaggi furono i vichinghi così come i pirati saraceni che si segnalarono per le loro scorribande nel _mare nostrum. _Ma è nel 1500 e con la guerra tra Inghilterra, Francia, Olanda e Spagna che comincia la loro epoca d’oro.

Inizialmente queste nazioni, sopratutto Francia ed Gran Bretagna per contrastare la potente Spagna, finanziarono vascelli corsari con lo scopo di distruggere e depredare più navi nemiche possibili che cariche di materie prime e di preziosi facevano la spola tra il vecchio e il nuovo mondo. I corsari infatti, a differenza dei pirati, erano al servizio di un governo, attaccavano navi di paesi nemici e incameravano solo parte del loro bottino. Ma ben presto grazie alle attrattive di ricchezza offerte da questo tipo attività, grazie a uno stile di vita libero ed avventuroso e alla difficoltà di efficaci controlli da parte dei rispettivi governi la maggioranza di essi si mise in proprio, trasformandosi in pirati.

L ‘area caraibica divenne così l’epicentro dell’attività piratesca, anche grazie al contesto naturale (fatto di bassi fondali e migliaia di isole ideali per scappare, nascondersi e rifugiarsi) e politico (appoggi, tacita approvazione da parte dei governi europei, in lotta tra la loro ed incapaci di manifestare una forte influenza in un area ancora lontana, difficile da raggiungere e semi-selvaggia). La situazione si mantenne inalterata per il tutto il 1600 e 1700 e la fine dalle guerre in Europa nonché la diminuzione dei traffici commerciali tra Americhe ed Continente Europeo non fa che accrescere il fenomeno (l’area diviene meno strategica e quindi lasciata di più a se stessa).

La situazione muta radicalmente nel XIX secolo quando viene deciso di porre fine all’attività piratesca e a questo scopo verrà firmato il Trattato di Parigi (1856). Nuove (Stati Uniti) e vecchie potenze marittime (Inghilterra) anche grazie a nuove tecnologie e alle prime navi a vapore e corazzate ripuliscono cosi i mari dai pirati, che sembrano così scomparire per sempre. In particolare la guardia costiera americana opera nel mar dei Caraibi e la marina inglese al largo delle coste cinesi, indonesiane e malesi (altra zona di grande fortuna per la pirateria).

E moderna.. Al giorno d’oggi quindi i pirati sembrano una reliquia del passato, ma la realtà è ben diversa. Negli ultimi anni infatti essi sono tornati a seminare terrore in alcune aree del mondo. Attaccano navi da carico e yacht, rubando il carico, prendendo in ostaggio l’equipaggio (di cui chiedono riscatto) o uccidendolo. Il loro danno al traffico commerciale mondiale si valuta in miliardi di dollari e spesso sono causa di incidenti navale e conseguenti danni ambientali. Operano al largo delle coste africane (ad es al largo della Somalia la marina militare italiana ha sventato il 22 ed il 27 aprile 2 attacchi contro navi mercantili), sud-americane, cinesi, indiane e poi presso il Bangladesh, le Filippine e l’Indonesia mentre gli stretti di Malacca e Singapore, dove transitano all’anno più di 50.000 navi, sono particolarmente ambiti e remunerativi. Utilizzando non navi a vela ma veloci gommoni o motoscafi, dotati spesso delle migliore tecnologie, i nuovi predoni portano repentini attacchi a imbarcazioni di qualsiasi nazionalità.

E’ la povertà assieme alla facile ricchezza, la molla più importante per l’odierna attività piratesca. Corruzione, zone di mare e terra contese tra più paesi diventate così zone franche e tacite convivenze contribuiscono ancora di più ad impedire un’efficace opposizione al fenomeno. Così da più parti si chiede di istituire forze internazionali con il compito di pattugliare le acque dei mari a rischio mentre già unità militari di singole nazioni proteggono la navigazione dei propri mercantili o sono adibiti ad attività di prevenzione, deterrente e controllo. Se più paesi hanno cominciato ad contrastare attivamente la minaccia, essa comunque sembra ancora lontana dallo scomparire.

Il Gorgonauta.