133/2008
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133/2008

Ai più non dirà nulla, ma per chi, come il sottoscritto, frequenta l’università, questi due numeri sono il tormentone del momento.

Fatta la legge, trovato l’inganno

Come ogni autunno calano le temperature, cadono le foglie e gli studenti si ribellano per la nuova riforma del Ministro Dell’Istruzione di turno. E’ un dolce rivenire: ricordo ancora quando in prima superiore si facevano le autogestioni per protestare contro la riforma dell’istruzione (dell’allora minestra ministro Moratti), che presagiva funesti tagli delle sovvenzioni alle scuole pubbliche, l’aumento delle sovvenzioni per le scuole private e altre menate del genere.

Ovviamente al tempo non è che capissi completamente il perché della protesta, diciamo che seguivo molto la massa, senza chiedermi il perché delle cose. Poi ovviamente si cresce e si comincia ad analizzare criticamente la situazione nella quale ci si ritrova, si sceglie per cosa combattere, come farlo e soprattutto se ne vale la pena.

In tutta sincerità devo dire che anche gli ultimi episodi di “insurrezione universitaria” conseguenti alla cosiddetta “Riforma Gelmini” mi ricordano tanto quelle dimostrazioni di “forza puerile” che alla fin fine non risolvevano nulla.

Occupazioni e tafferugli da parte degli studenti e ostentazioni di forza da parte del governo:

"_Avete 4-5 anni per fare il callo su queste cose. Io non retrocederò di un millimetro. Convocherò oggi il ministro degli Interni, e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell'ordine per evitare che questo possa succedere[...]_".

Ma in concreto cosa implica l’applicazione di questa legge tanto discussa?

Riforma Gelmini?

Benché tra gli studenti, sui giornali e nelle televisioni si parli sempre di “Riforma Gelmini”, una veloce lettura del titolo di questa fantomatica legge 133/2008 ci fa capire che non è una riforma di tipo istituzionale, come può essere la così dibattuta legge 137/2008 (quella del maestro unico alle elementari, per intenderci) ma finanziaria: “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria. Leggete qualche accenno a “Riforma Scolastica” o “Riforma del sistema Universitario” nel titolo? No? Normale amministrazione…

Scorrendo gli articoli della legge infatti si parla di università, ma anche di nucleare, di imprese, di energia e chi più ne ha più ne metta.

Detto questo, va dunque analizzato il tutto con un ottica diversa: credo proprio che il ministro Gelmini non centri praticamente nulla - suo malgrado - con una legge dal sapore post-Crisi redatta, con buona probabilità, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Ma perché di tanta dissidenza da parte degli studenti?

Principalmente perché, con buona probabilità, saranno loro a sentire sulle loro spalle le conseguenze di:

  • Tagli sul personale: viene imposto un turn over bloccato al 20%, ovvero un nuovo assunto ogni cinque pensionamenti o licenziamenti.

  • Diminuzione dei fondi universitari di:

    • 63.5 milioni di euro per l’anno 2009;

    • 90 milioni di euro per l’anno 2010;

    • 316 milioni di euro per l’anno 2011;

    • 417 milioni di euro per l’anno 2012;

    • 455 milioni di euro a decorrere dell’anno 2013;

Possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni private.

Sembrano tre semplici punti, ma in realtà costituiscono un bel problema per gli studenti che potrebbero assistere ad un calo vertiginoso della qualità dell’insegnamento ed un aumento spropositato della retta universitaria dovuto a diminuzione di fondi e licenziamenti a pioggia, ma soprattutto alla trasformazione delle università in fondazioni private, con possibile innalzamento vertiginoso della retta annuale di iscrizione.

C’è da arrabbiarsi? SI

C’è da scendere in piazza? SI

Sono sceso in piazza? NO

Perché?

Perché negli anni mi sono accorto che non serve praticamente a nulla sbraitare, accalcarsi, occupare e dimostrare. Studenti e Governo sembrano far parte di due mondi paralleli, che mai s’incontrano e probabilmente mai s’incontreranno.

Gli Studenti da una parte, con la loro voglia di ribellione e di cambiare il mondo; dall’altra il Governo, fatto di leggi macchinose e mastodontica burocrazia.

E’ per questo che, benché per i punti prima citati mi sento sempre peggio pensando al futuro che aspetta me e soprattutto le generazioni avvenire, dall’altra parte non riesco ad immaginare una soluzione plausibile.

Poi guardo fuori dalla finestra, mi accorgo che è autunno: cadono le foglie, calano le temperature, gli studenti si ribellano…