Ratatouille, il topo chef.
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Ratatouille, il topo chef.

Trama. Remy, un ratto della campagna Parigina, ha una particolare abilità (un eccezionale fiuto) e un altrettanto inconsueto sogno : diventare un grande chef. Sulla base degli insegnamenti del defunto cuoco Gusteau, che afferma che tutti possano cucinare, e dopo aver perduto (temporaneamente) la propria famiglia, Remy decide di seguire il suo cuore. Grazie ad un incontro fortuito con uno sguattero imbranato di nome Alfredo Linguini, che guarda caso lavora proprio nel ristorante di Gusteau, Remy incomincerà il suo viaggio nonostante tutti gli ostacoli, compreso il più grande : essere un topo.

Recensione. Un successo. Un simpaticissimo piccolo topo francese. Questo, si diceva, era Ratatouille. Oggi finalmente anche io posso aggiungermi al coro dell’entusiasmo. La pellicola innanzitutto è piacevole, originale e simpatica con un protagonista fuori dal comune: un topo, animale infido e spesso detestato, sinonimo di sporcizia e degrado per la maggioranza della popolazione. Qui, invece, tale così poco nobile bestia, ottiene la sua rivincita. Remy, infatti, prova emozioni tipiche dell’essere umano, ha sogni e desideri, e la sua condizione è solo un limite alle sue possibilità. E’ un topo ma si sente altro, crede nel possibile dialogo tra umani e suoi simili, modificando un odio che dura da sempre. Per fortuna avviene l’incontro con Linguini, e il rapporto tra i 2, nonostante l’iniziale opportunismo e le difficoltà, si trasforma in amicizia.

Assieme a tutto questo, altri 2 elementi sono da prendere in considerazione : la semplicità della pellicola e la facilità con cui lo spettatore può immedesimarsi con essa. La trama, seppur fantasiosa, è basata su una semplice storia, che è in grado di appassionare nonostante si basi su uno sguattero pasticcione e un topo sognatore e relative avventure/disgrazie. L’altro elemento è quello dell’immedesimazione: tutti infatti abbiamo sogni e speranze e lottiamo, come il protagonista della pellicola, affinché questi si realizzino. Per il resto non mancano all’interno del film, tanti preziosi insegnamenti morali: dalla necessità di andare oltre l’apparenza e agli stereotipi (tema principale dato che Remy deve combattere contro tutti coloro che lo ritengono solo un lurido topo) al bisogno di credere in se stessi, dall’esigenza di voltare le spalle al passato (se guardi quello che ti sei lasciato dietro non riuscirai mai a vedere quello che hai davanti afferma Gusteau) alla necessita di non abbandonare mai la speranza…ecc.

Per quanto riguarda i personaggi della pellicola quasi tutti sono ben delineati e possiedono un proprio carattere. Ricordiamo Remy, l’eore, Linguini, timido e insicuro, il fantasma di Gusteau, una sorta di grillo parlante/coscienza interiore, il padre di Remy, rinchiuso nel suo mondo di diffidenza e la cuoca di cui Linguini si innamora. Anche gli antieroi della pellicola hanno il loro spazio : dal prepotente chef Skinner al cadaverico e oscuro critico A.Ego (a lato). E tutto come se ci trovassimo di fronte a normali essere umani, che si perdono per una bella ragazza, che si abbattono di fronte alla disgrazie o all’inverso si esaltano di fronte al successo.

Infine anche in questo caso la computer grafica realizza il suo ennesimo capolavoro, particolarmente riuscito nelle grandi panoramiche della capitale francese o nei visi/espressioni degli insoliti cuochi topi. Oggi oramai è sempre più difficile parlare di un prodotto mal riuscito in questo campo (diciamo a grandi livelli) ma qui si ha il merito di una tecnica mai invadente e che lascia spazio alle emozioni e alle vicende personali dei protagonisti. Dopo Nemo e la famiglia degli incredibili un altro successo per la PIXAR e la Walt Disney Pictures.

Dobbiamo ora chiederci : tale film è un prodotto destinato a pochi ossia a giovani e bambini? Come altri, proporrei una risposta negativa. Se infatti è vero che i bambini si divertono sul grande schermo con animali parlanti tale racconto è adatto, per i suoi insegnamenti e per la simpatia, anche ad un pubblico adulto e in definitiva eterogeneo. Una favola, certo, ma che non si dovrebbe dimenticare tanto in fretta.

Concludendo se vedete un topolino gironzolare per la vostra cucina, evitate di prendere subito una scopa e magari chiedetegli una gustosa ricetta.

Il Gorgonauta.