Crack Madoff. Il più grande scandalo della storia di Wall Street.
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Crack Madoff. Il più grande scandalo della storia di Wall Street.

Era il 1960 quando, Bernie Madoff, un ex bagnino di Lond Island (la spiaggia dei newyorkesi facoltosi), si era lanciato nell’attività di brokeraggio e fondò la “Bernard Madoff Investment Securities”. Bernie Madoff gestiva la sua attività di brokeraggio a New York come un “family business” e proprio per questo vantava di una solida reputazione all’interno del mercato finanziario tanto da essere stato anche presidente del Nasdaq, il listino tecnologico, proprio durante gli anni del boom della new economy. L’attività della sua casa di brokeraggio spaziava dall’attività di negoziazione titoli, fino allo sviluppo di piattaforme elettroniche di trading per azioni e derivati; ma i suoi guai iniziarono quando decise di entrare nel settore degli hedge fund, ufficialmente come advisor di alto profilo.

Per chi non mastica di economesco gli Hedge Fund sono un fondo che non rientra in termini di strategia d’investimento e di rapporto tra investitori e gestori nelle convenzionali definizioni di fondi d’investimento, pur conseguendo anch’esso un obiettivo di crescita della ricchezza degli investimenti. Il termine “hedge” che letteralmente significa “copertura” sintetizza molto bene l’idea di Jones, cioè colui che per primo avviò un hedge fund, la cui gestione era basata su strategie volte a salvaguardare le performance dei suoi investimenti dall’andamento negativo dei mercati. Dubbi sull’operato di Madoff erano già stati fomentati a partire dal 2001 dai concorrenti che non si spiegavano non solo come riuscisse a produrre rendimenti costanti dell’ordine del 15% all’anno, ma sorprendentemente azzeccasse sempre il momento giusto per acquistare e vendere. «La strategia è la strategia - diceva - e i risultati sono i risultati». In realtà la sua attività di investment advisory era semplicemente «una gigantesca bugia» dietro la quale si nascondeva la più classica delle truffe, la cosiddetta catena di Sant’Antonio. Sfruttando la sua reputazione garantiva alti ritorni agli investitori utilizzando le somme versate da nuovi clienti; finchè le nuove sottoscrizioni superavano le richieste di rimborso tutto è filato liscio, ma la crisi finanziaria ha fatto saltare il gioco portando alla luce un buco di 50 miliardi di dollari. Il crack di Madoff rischia di scatenare un vero putiferio nelle più importanti piazze finanziarie europee, da Londra a Ginevra, da Madrid a Milano come se la situazione non fosse già traumatica. In Italia la Pioneer del gruppo UniCredit ha dichiarato che i 280 milioni di dollari del fondo Primeo Select sono stati investiti sui fondi di Madoff. Ripercussioni potranno riguardare anche il Banco Popolare che è socio in Aletti Gestielle Alternative di Union Bancaire Privée, la banca svizzera coinvolta nel caso Madoff per un’esposizione valutata in oltre un miliardo di euro.

Ecco quindi un altro esempio in cui l’etica finanziaria se ne è andata a farsi benedire. Tuttavia starei ben attento a colpevolizzare tutta la cosiddetta “Ingegneria Finanziaria”; è facile ora puntargli il dito contro ma non dobbiamo dimenticare che se nell’ultimo decennio abbiamo avuto un forte sviluppo dell’economia è stato anche grazie a questi strumenti che hanno fornito liquidità al sistema consentendo alle imprese di svilupparsi e creare lavoro. E’ quindi tutto collegato, quindi stiamo ben attenti a demonizzare il tutto; il punto è che purtroppo il broker punta alla ricchezza personale e non a portare ricchezza all’intero sistema. E’ un ossimoro parlare di etica finanziaria? Oggi sì, ma la speranza è che questa crisi scuoti la morale degli attuali uomini di finanza e crei una nuova generazione finanziaraimente etica.

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