Tomorrowland
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Tomorrowland

Ragazzi, ho avuto un’idea: facciamo un film a tema Bioshock? Si dai, però siamo la Disney, dobbiamo fare pubblicità ai nostri parchi, cosa possiamo inventarci?

Tomorrowland

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Con un livello di meta-referenza da doppia capriola carpiata, la Disney punta tutto su questo Tomorrowland. Se con Pirati dei Caraibi ci si era limitati ad appioppare al film il nome dell’omonima attrazione, in Tomorrowland s’è fatto un passo avanti, includendo l’attrazione stessa all’interno del film.

Peccato che il risultato, tolti gli effetti speciali e Clooney (e Hugh Laurie/Dottor House), si riduca a poco più di un giro per la suddetta attrazione.

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Il film cerca di bilanciare un continuo andirivieni tra il positivismo degli “anni d’oro” della fantascienza e il negativismo del mondo post-crisi economica. Il primo è quello dei Baby Boomers, dell’America degli anni ‘60 e di quando il simbolino dell’atomo, quello con gli elettroni orbitanti, faceva sognare le future generazioni di uomini volanti e viaggi nello spazio. Il secondo è invece quello disilluso in cui, a causa della recessione, del terrorismo e delle guerre, le persone hanno perso la voglia di sognare un futuro migliore.

L’altalena tra passato e futuro è guidata dai due co-protagonisti della pellicola. Da una parte Frank/Clooney – e il suo sé del 1964 – e dall’altra la giovane Casey (Britt Robertson), figlia di un ingegnere della NASA disoccupato, dopo i recenti tagli al personale della base di lancio di Cape Canaveral.

Grazie ad una bimba, che poi, proprio una bimba non è, di nome Athena, i due dovranno tornare a Tomorrowland per, c’era da aspettarselo, salvare il mondo attuale e il suo futuro.

Personaggi in cerca di una trama

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Tolte le battutine e gli slapstick per i più piccoli, Tomorrowland ha un tema interessante – oltre ad una serie di ambientazioni veramente ben riuscite. Il film fa una domanda allo spettatore adulto, magari proprio quello che negli gli anni ‘60 aveva l’età del giovane Frank: come abbiamo fatto a finire così? La risposta data dal film, sebbene mascherata da “super-invenzione-per-Tistruzione-Ti-monTo”, è che alla fine siamo noi a camminare sul filo tra l’annientamento e il progresso e sta a noi seguire il sentiero virtuoso – e dare a mangiare al lupo giusto (c’è un lupo giusto?).

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Il problema, notato anche da buona parte della critica, sta in alcune scene non necessarie – spiegoni, spiegoni, SPIEGONI! – e soprattutto in quel finale da “e vissero tutti felici e contenti” tirato un po’ via per velocità e temi e che, da solo, riesce a rovinare buona parte della pellicola.

Un film sicuramente per i più piccoli ma che non smette mai di strizzare l’occhio agli accompagnatori – ma anche no – più grandi. Quelli ai quali sono rivolte le centinaia di citazioni da e di Star Wars (proprietà Disney), Marvel (proprietà Disney) e Disney (proprietà Disney) del film. Peccato per quegli ingloriosi 20 minuti finali – e qualche Razzata supersonica come la storia della Torre Eiffel.