Telegram lancia Telegraph, e il blogging diventa anonimo
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Telegram lancia Telegraph, e il blogging diventa anonimo

Telegram è già salito agli onori della cronaca per essere l’app di messaggistica preferita dai terroristi oltre che dagli irriducibili della privacy (ma per quelli veri c’è Signal).

Non contenti i fratelli Durov hanno recentemente affiancato alla propria applicazione di messaggistica, Telegraph, una piattaforma di pubblicazione online al pari dei più famosi Medium e Ghost. Ciò che distingue Telegraph dai suoi predecessori è che per pubblicare un post su Telegraph non è necessario alcun account.

Per pubblicare è infatti sufficiente visitare il sito, scrivere titolo, nome/pseudonimo dell’autore e contenuto e cliccare sul tasto “publish” per salvare il tutto ed ottenere un link del tipo telegra.ph/titolo-data condivisibile col resto del mondo.

Oltre ai caratteri a schermo, Telegraph permette, con un interfaccia tanto minimale quanto stilosa, di caricare le foto dai propri dispositivi e di inserire video da YouTube o Vimeo.

Dato che gli articoli di Telegraph non sono collegati a nessun account o pagina pubblica, non è possibile trovarli tramite i motori di ricerca (Google) salvo che questi non vengano pubblicizzati da pagine già indicizzate. Inoltre l’autore di un post può sempre modificarlo a patto che utilizzi lo stesso computer e browser con cui ha creato l’articolo, cioè dove sono memorizzati i cookie identificativi dell’autore — c’è da chiedersi se questo non vada contro lo sbandierato anonimato della piattaforma, dato che i cookie legano, anche se indirettamente, autore e post.

Telegram non ha giustificato ulteriormente le ragioni del rilascio di Telegraph ma già da ora l’applicazione di messaggi supporta l’anteprima istantanea all’interno dell’app delle principali piattaforme di blogging e non è difficile pensare a gruppi, bot e canali di Telegram che raccolgono post su argomenti delicati (o addirittura vietati) assicurando l’anonimato ad autori e lettori.