Nessuna pace per internet e blog.
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Nessuna pace per internet e blog.

Nessuna pace per i blog, sempre oggetto di una “particolare” attenzione dal mondo politico. Questa volta la scure giunge dal disegno di legge sulle intercettazioni che prevede che si applichino ai siti informatici le stesse misure, la stessa responsabilità e gli stessi doveri previsti per i professionisti dell’informazione tradizionale in tema di rettifiche e dichiarazioni.

Recita infatti l’art 15 : Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono. E in caso di obbligo di rettifica, in seguito alla richiesta dalla persona offesa, lo sfortunato che non provvederà entro 48 ore potrà vedersi recapitare pesanti multe, con la conseguenza, non tanto remota, di chiudere il proprio sito.

Insomma quello che viene contestato non è tanto la responsabilità o meno dei blogger ma quanto gli viene richiesto, ossia adempimenti e obblighi tipici del mondo giornalistico ma non del mondo della rete, quindi il fatto di aver compiuto una generalizzazione più che sproporzionata.

Nel frattempo la legge salva blog è giunta alla versione 2.0, con 2 novità che riguardano le condizioni per la registrazione del prodotto editoriale : tra  le 2 o più persone regolarmente retribuite non è vi da considerare il proprietario del sito e occorre raggiungere un reddito annuale lordo di 50.000 euro (non più 36.000).

E nel frattempo mentre si pensa di introdurre la dottrina Sarkozy anche in Italia, nel disegno di legge 733  l’articolo 50 bis fa le prove generali per rendere gli ISP (coloro che offrono come servizio l’accesso a internet) i poliziotti della rete. Viene detto :

Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

E così gli ISP nelle successive 24 ore dovranno eseguire la necessaria attività di filtraggio, con il rischio (questo è il punto) di impedire l’accesso all’intero sito sotto accusa, non solo ad una sua pagina o contenuto incriminato.