Wolverine - L'immortale
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Wolverine - L'immortale

Secondo spin-off dedicato all’artigliato canadese interpretato dall’istrionico Hugh - Valjeaaaaan – Jackman. Come promesso, si va in Giappone.

The Wolverine

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The Wolverine, o Wolverine - L’immortale in itaGliano, taglia letteralmente i ponti con le “origini” del precedente film dedicato all’eroe Marvel per seguire il filo del capitolo conclusivo degli X-Men (Conflitto Finale). Dopo aver sacrificato l’amatissima Jean Gray, Logan (Wolverine) cerca di curare l’unica cosa che il suo fattore rigenerante non può guarire: la propria anima. Benché deciso ad una vita di solitudine tra lupi ed orsi nelle fredde foreste americane, il passato pretenderà un ritorno in campo di Logan nella guisa di una giovane e “spadata” orientale.

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Ichiro Yashida, amico di vecchia data nonché fondatore dell’omonimo impero commerciale, lo chiama per l’estremo saluto. Arrivato in Giappone, al gaijin viene proposto un mefistofelico patto: la propria immortalità per una vita normale. Suo malgrado, al nerboruto canadese mancherà il lusso di prendere una decisione. Privato del proprio potere rigenerativo e braccato dalla Yakuza, Logan dovrà trovare una ragione di vita e la redenzione salvando la bella Mariko, nipote di Ichiro.

Big in Japan

Come per “Origini”, anche “L’immortale” prende spunto dal vasto panorama fumettistico Marvel, in particolare dall’omonima miniserie “Wolverine” di Claremont e Miller, classe 1982.

Una serie che ha fatto storia e che ha contribuito a scolpire il carattere del Wolverine fumettistico. Peccato che di cotanto ben di Dio non se ne sia fatto molto. Peccato, perché nei primi 20 minuti la pellicola fa ben sperare con l’intrigante flashback a Nagasaki e l’incessante capolino di Jean nei sogni di Wolvie. Peccato perché si poteva movimentare un po’ il ritmo con qualche migliaio di ninja inRazzati spediti all’indirizzo dell’artigliatone di quartiere.

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E invece no. Con una perseveranza demoniaca “L’immortale” segue la strada di “Origini”. Wolverine uccide ma 1) niente sangue, 2) niente smembramenti e 3) Hugh, se fai anche il faccino pentito quando accoppi uno ci fai un piacere. Uccisioni da TV dei ragazzi e dialoghi, dialoghi, dialoghi per dire poco, poco, poco. La storia, per sé, regge, ma il rapporto tra Logan e Mariko è oltremodo posticcio come lo è anche lo scontro la zuffa il bisticcio la constatazione amichevole coi ninja pre-finale.

Certo, il film difficilmente delude il grande pubblico perché riesce nel ruolo di intrattenere e, per certi versi, stupire lo spettatore. Il problema sta nel sapore. Questo Wolverine nè-carne-nè-pesce continua a mancare dell’acre gusto di rabbia e sangue dell’originale –pallidamente accennato nella trilogia degli X-Men – che i fan di tutto il mondo ancora aspettano di assaporare.

Una cosa di buono però ce l’ha “The Wolverine”, la tradizionale end credits scene che ci ricorda dei “Giorni di un Futuro Passato”. Re-SNIKT!